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Interfacce e tecnologie della comunicazione

Dipartimento di Psicologia e Scienza Cognitive

Il corso di studi è volto alla formazione di laureati con competenze negli aspetti tecnicoinformatici, cognitivi e sociali della comunicazione, mediata dalle tecnologie dell’informazione. In Italia esistono poche realtà in cui si studiano gli aspetti specifici delle tecnologie della comunicazione e dell’interazione uomo-macchina e quasi mai sono considerate assieme le tre “anime” di quest’area: computer science, scienze cognitive e progettazione d‘interfacceutente. Per rispondere a questa esigenza, il corso è multidisciplinare e affronta materie come psicologia, scienze cognitive, informatica e programmazione, matematica, design, sociologia della comunicazione ed ergonomia cognitiva.

I nostri studenti

Daniel Corrales

intervista a Daniel Corrales, iscritto al corso di laurea magistrale in Cognitive Science dell'Università di Trento. Viene da Mezzolombardo in provincia di Trento.

Come descriveresti la figura dell’interfaccista?
L’interfaccista non è un programmatore e non è nemmeno un grafico, l’interfaccista conosce le nozioni di base della programmazione in diversi linguaggi e allo stesso tempo utilizza gli strumenti di progettazione grafica per siti web e applicazioni.  L’interfaccista è colui che, tenendo in considerazione l’esperienza e i bisogni degli utenti, crea tecnologie interattive sempre più comode da utilizzare.

C’è molta informatica nel tuo piano di studi?
I corsi in cui è previsto un approccio diretto all’informatica sono sostanzialmente tre, uno per ogni anno del corso di studi, ma in molti altri corsi è previsto un approccio integrato all’informatica. Con il termine informatica non si intende soltanto la programmazione di software, ma una serie di conoscenze diverse tra cui la gestione di progetti, la realizzazione di grafiche seguendo specifiche linee guida, l’interazione uomo-macchina e l’ergonomia cognitiva (la disciplina che studia come rendere la tecnologia “più facile da usare”). Il lavoro di un interfaccista è quello di creare un ponte tra le esigenze degli utenti e gli strumenti del programmatore.

Cosa distingue il lavoro di un interfaccista da quello di un informatico?  
Un esempio potrebbe essere quello della realizzazione di un sito per prenotare visite mediche. L’obiettivo è creare un sito che contenga tutte le funzioni necessarie (prenotazioni, visualizzazione referti, ecc.) e, allo stesso tempo, sia facile e piacevole da utilizzare. L’interfaccista si occuperà della grafica e del concept, mentre l’informatico si dedicherà alla programmazione.

 

Simone Zulianintervista a Simone Zulian, laureato in Interfacce e tecnologie della comunicazione. Proviene da Rovereto in provincia di Trento.

Simone, perché hai scelto un corso di studi in ambito psicologico ma con valenza altamente tecnologica?
Ho scelto questo percorso di studi multidisciplinare per la mia convinzione che la progettazione di interfacce (sia hardware che software) abbia bisogno di competenze e conoscenze sia di tipo informatico che psicologico. Seguendo questo tipo di progettazione si può arrivare a realizzare un prodotto che, oltre a funzionare, piace all’utente per la sua alta usabilità ed intuitività.

Quali sono secondo te le caratteristiche più specifiche del tuo corso di studi?
Si tratta di un corso altamente innovativo e con potenzialità per il futuro davvero importanti, dove si ha la possibilità di confrontarsi con docenti giovani provenienti da tutto il mondo e che offre una preparazione multidisciplinare utile per il mondo del lavoro.

Tu hai studiato a Rovereto che da sempre è città aperta alla cultura e al pensiero artistico e scientifico. Come giudichi le strutture che l’università mette a disposizione degli studenti?
Il Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive mette a disposizione degli studenti strutture moderne e adatte allo studio, situate in una posizione centrale della città. Consiglio a tutti di visitarle durante le giornate “Porte aperte”.

Perché secondo te è importante investire nella formazione anche in tempi di crisi?
In tempi di crisi in una società moderna come la nostra la formazione è indispensabile. Dare a tutti la possibilità di crescere dal punto di vista intellettivo è fondamentale per la cultura generale del Paese e per riuscire a coltivare gli eventuali talenti esistenti. Crescere dal punto di vista intellettivo è necessario per avere sempre più una società che stia bene con se stessa e con le altre.