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Filologia e critica letteraria

Dipartimento di Lettere e Filosofia

Il corso, sulla base delle conoscenze sviluppate durante il primo ciclo di studi universitari, si propone di far acquisire agli studenti un’approfondita formazione metodologica, storica e critica nelle discipline linguistiche, filologiche e letterarie.

Il corso si articola in due carriere-tipo: Storia della tradizione classica e medievale; Italianistica e critica letteraria. In particolare, la carriera in Storia della tradizione classica e medievale intende fornire una solida conoscenza critica della tradizione letteraria greco-latina e della sua eredità nella tarda antichità e nel Medioevo latino e romanzo ed approfondire le competenze di lettura critica dei testi e delle fonti originali, anche in relazione alla nascita e allo sviluppo dei diversi generi letterari. La carriera in Italianistica e critica letteraria intende consolidare le conoscenze della storia e dei testi della letteratura, prevalentemente italiana, attraverso il contatto diretto con autori e opere, orientato all’esercizio critico, autonomo e creativo, mediante l’approfondimento di strumenti di ricerca legati alla natura e allo statuto epistemologico delle discipline filologiche, linguistiche e letterarie.

Gli sbocchi professionali previsti per i laureati del corso di laurea magistrale in Filologia e critica letteraria riguardano i seguenti ambiti: insegnamento, editoria, giornalismo, comunicazione, pubblicità, promozione e diffusione delle attività culturali. 

 

I nostri studenti

Un interesse innato verso un percorso che richiede rigore e impegno

Lorenzo Danesi
intervista a Lorenzo D.iscritto al corso di laurea magistrale in Filologia e critica letteraria dell’Università di Trento. Viene da Desenzano del Garda, in provincia di Brescia

Lorenzo, come è nato il tuo interesse per le materie letterarie e in particolare per il tuo indirizzo di studi?

Azzarderei a dire che questo mio interesse sia addirittura innato. Che io ricordi, è esattamente da quando ho iniziato il mio percorso di scolarizzazione che ho una forte curiosità verso la storia e una certa propensione alla lettura. Poi ovviamente la consapevolezza di quest’indole è maturata con il tempo, soprattutto grazie e attraverso gli studi liceali. Un certo merito, infine, penso debba sicuramente andare a chi, come i miei genitori e alcuni amici, mi è sempre stato vicino e mi ha incoraggiato nell’affrontare una scelta di sicuro non facile: quella di intraprendere un percorso universitario umanistico.

Ora che sei quasi al termine di questo tuo percorso, cosa la tua formazione universitaria ti ha lasciato e cosa invece pensi ti abbia deluso?

L’estate dopo la maturità ero pieno di granitiche certezze: credo di dover anzitutto dire che sono debitore verso i miei studi in quanto tutte quelle certezze sono sparite. Non vorrei sembrarvi banalmente amletico, ma il dubbio metodologico e conoscitivo che mi deriva dallo studio della storia antica e medievale e soprattutto dalla filologia è davvero una bella conquista, che mi induce a guardare non solo il passato ma ovviamente il presente con occhi più critici e coscienti. Sono inoltre soddisfatto per l’aver constatato, a scapito della ricorrente opinione circolante sugli studi letterari, quanto rigore e quanto impegno un simile percorso richieda. Cosa mi ha deluso? Forse l’imperante individualismo che ancora vige in questi studi, che rimangono ancora troppo “solitari”. Nonostante qualche lavoro di gruppo in magistrale, mi è mancato un confronto continuo e serrato con i compagni (i quali però sono stati, talvolta, anche ottimi amici).

Com’è in Dipartimento il rapporto con i docenti?

Chiaramente il discorso non è facilmente generalizzabile, in quanto ci sono docenti e docenti. Tuttavia, forse anche in ragione della mia esperienza di rappresentante degli studenti in triennale, da parte della maggior parte dei professori e delle professoresse ho sempre ricevuto ascolto e attenzione, sia relativamente a questioni didattiche, sia in merito a problemi logistici. Poi, anche se non intendo evidentemente fare nomi, la mia riconoscenza va in particolare ad alcuni docenti (pochi…), ai quali sono grato anche da un punto di vista umano.

Come hai trovato la qualità dei servizi di supporto allo studio?

Dai, questa domanda è facile. Senza retorica, posso davvero unirmi alla schiera di chi sostiene che Trento sia un ottimo luogo in cui studiare: qualità delle strutture, mense, posti alloggio, borse di studio, biblioteca fino a mezzanotte. È stato tutto molto efficiente (…forse anche troppo?)

Quali prospettive vedi per il tuo futuro?

Ecco, questa domanda, per esempio, mi piace già molto meno. Premettendo che la lungimiranza non è purtroppo un lusso concesso alla mia generazione, ho ancora da parte i miei progetti (cosa diversa dalle “prospettive”), e ovviamente mi impegnerò per quelli, nonostante le difficoltà contingenti. Mi sbilancio dicendovene uno: insegnare.

Cosa consiglieresti a uno studente che vuole iscriversi al tuo corso di studi?

Sicuramente il primo consiglio è quello, per quanto possibile, di non lasciarsi troppo influenzare (consigliare sì, influenzare proprio no). La scelta dell’università è, se posso, una cosa intima, richiede coraggio: verso i genitori; verso il luogo in cui si è cresciuti e che si potrebbe anche dover abbandonare; verso se stessi (ovvero: consapevolezza dei propri talenti e dei propri limiti, senza considerare questi ultimi come eccessivamente preclusivi). Il secondo consiglio: se scegliete gli studi umanistici, siate onnivori nei vostri primi due anni. Onnivori e insaziabili, anche.