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Ingegneria meccatronica

Dipartimento di Ingegneria industriale

Il corso di laurea magistrale in Ingegneria meccatronica forma ingegneri meccanici con una visione di sistema e con la capacità di realizzare (comprendere, pianificare, eseguire) progetti di innovazione e sviluppo di prodotti industriali di natura meccanica o meccatronica. I laureati magistrali avranno padronanza dei metodi moderni (Quality Function Deployment) per la progettazione, sviluppo e, più in generale, per la gestione dell’intero ciclo di vita di nuovi prodotti industriali e dei relativi mezzi/strumenti/processi di produzione - anche complessi - composti da una base fisico-meccanica su cui si integrano tecnologie dell’automazione e nuovi materiali.

Il corso di studio prevede due differenti orientamenti, che mirano ad un approfondimento delle conoscenze principalmente in due settori:

Meccanica: comprende lo studio approfondito dei metodi di progettazione dei prodotti industriali a base meccanica, dal progetto concettuale alla finalizzazione dei progetti, dei metodi di sperimentazione e collaudo, delle tecnologie, dei metodi e dell’organizzazione della produzione, della modellistica a controllo dei sistemi meccanici, e una serie di conoscenze relative ad aspetti che conferiscono carattere di qualità, funzionalità e “intelligenza” ai sistemi;

Robotica: comprende lo studio approfondito di aspetti relativi all’intelligenza dei sistemi meccanici, a tecniche di misure e sensor data fusion, modellistica dinamica, pianificazione e controllo dei sistemi meccanici, con applicazioni nel settore manifatturiero e in settori emergenti.

La preparazione consente, tra l’altro, al laureato magistrale in Ingegneria meccatronica di accedere con profitto al terzo livello di formazione in una Scuola di dottorato.

Il corso è tenuto interamente in lingua inglese.

 

I nostri studenti

Le aziende hanno bisogno di ingegneri giovani e di talento, se vogliono innovare

Federico Morelli
intervista a Federico Morelli. Federico è laureato in Ingegneria industriale; è inoltre iscritto al corso di laurea magistrale in Ingegneria meccatronica dell'Università di Trento. Viene da Riccione.

Federico, che cosa ti ha spinto verso l’ingegneria meccatronica?
Quando mi sono iscritto ad Ingegneria industriale, quasi 4 anni fa, avevo in mente di fare Ingegneria dei materiali. Meccatronica non mi interessava, pensavo che avrebbe comportato passare quasi tutta la propria vita a programmare robot o simili, ma col tempo mi sono ricreduto. Devo ammettere che fino a pochi mesi dalla laurea triennale ancora non sapevo se iscrivermi alla magistrale in materiali o meccatronica, quindi ho deciso di fare un laboratorio di materiali e la prova finale a tema meccatronico: analisi dinamica e strutturale di un ponte flottante per chitarra elettrica. Durante questo studio ho dovuto costruire un modello semplificato e scrivere le equazioni che ne governano il movimento, in seguito le ho dovute risolvere utilizzando un semplice algoritmo al computer ed ho confrontato i risultati con il comportamento reale; da questi risultati inoltre emergevano possibili modifiche da realizzare per rendere più leggero il componente e risparmiare materiale, quindi un costo minore per il produttore; inoltre, siccome si trattava del componente di una chitarra di 20 anni fa, è stato interessante notare come le modifiche che ha subito nel corso degli anni seguissero esattamente i risultati che avevo ottenuto. Infine emergeva che il modello semplificato che avevo costruito non solo produceva dei risultati estremamente accurati, ma lo faceva in maniera estremamente veloce, rendendolo interessante nel caso si volesse costruire un sistema di controllo accurato per auto-accordare la chitarra.
Mentre facevo questo lavoro mi sono semplicemente reso conto che mi piaceva. Costruire modelli, eseguire simulazioni, trovare migliorie, cercare metodi per introdurre una sorta di “intelligenza” nel sistema … il tutto sfruttando le possibilità offerte dal computer. Certo, i modelli semplificati non rappresentano esattamente la realtà, ma quando si sa come costruirli le si avvicinano molto. In un certo senso è come se noi ingegneri non ci accontentassimo di studiare la realtà, ma volessimo trovare il modo di plasmarla al nostro volere.

Che cosa ti ha spinto a studiare a Trento?
Vengo da Riccione, in questi quattro anni mi sono sempre sentito dire “ma cosa sei venuto a fare qui tra i monti? Avevi già il mare!”. Già prima della maturità ero convinto di fare ingegneria ed ero disposto a fare qualche chilometro in più per farla in una buona facoltà. Un giorno, mentre studiavo, mia mamma è arrivata con la classifica delle università del Censis e Trento era tra le prime cinque e mi ha messo la pulce nell’orecchio dicendomi di andare a vedere, alla peggio avrei perso un giorno di lezione. Dopo l’Open Day i miei iniziali progetti sono stati messi in discussione: Trento era una buona università, dava ottime opportunità di ricevere una borsa di studio ed era una città tranquilla; infatti vivendo in una città che d’estate viene presa d’assalto dai turisti, non mi andava di trasferirmi in una città dove avrei trovato la stessa confusione tutto l’anno. Col passare dei mesi l’ipotesi Trento si faceva sempre più predominante, così mi sono reso conto che quello che avevo visto qui corrispondeva a quello che volevo come università e mi son deciso ad iscrivermi ad Ingegneria industriale.

Credi che studiare ingegneria dia buone possibilità di accesso al mondo del lavoro nonostante gli attuali tempi di crisi?
La crisi ha costretto le aziende che lavorano in settori ad alta tecnologia a reinventarsi, cercare di espandersi per essere più competitive. Durante l’ultimo Career Day un’azienda ha raccontato che non ha assunto un ragazzo che aveva svolto la tesi con loro perché la concorrenza gli aveva offerto un contratto prima di loro. Trovare lavoro è diventato più difficile perché la competizione si è fatta più agguerrita ed i posti si sono ridotti, ma questo problema è compensato dal fatto che sempre più aziende si accorgono di aver bisogno di ingegneri giovani e di talento se vogliono innovare e crescere.

Cosa deve avere uno studente per avere successo in questo campo?
Bisogna avere passione ed ambizione, essere persone che si impegnano al massimo in quello che fanno. Bisogna non avere paura del fatto di avere delle lacune, ma pensarle come un’opportunità di imparare qualcosa di nuovo. Non arrendersi mai, anche quando degli esami vanno male bisogna rimboccarsi le maniche: “al prossimo appello voglio arrivare a saperne più del professore!”. Infine sarebbe cosa buona e giusta essere delle persone che sanno meravigliarsi: nel nostro campo ci sono delle novità ogni anno, ma si rischia sempre di dare tutto per scontato, solo meravigliandosi si può mantenere viva la passione anche quando le cose vanno male e ci si accorge che un tuo concorrente ha lavorato meglio di te.