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Studi internazionali

Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale

Nel corso di laurea in Studi internazionali l’oggetto di studio principale sono i fenomeni sociali e politici in riferimento alla dimensione europea e internazionale. L’approccio è pertanto multidisciplinare e prevede conoscenze in scienza politica, diritto, storia internazionale, sociologia e in economia europea e internazionale. 

I nostri studenti

Acquisire uno sguardo più critico e consapevole sulla realtà  

Francesca Capoluongo

intervista a Francesca Capoluongo. Francesca, laureata in Studi internazionali presso l’Università di Trento, è ora iscritta alla laurea magistrale in European and International Studies. Viene da Saltrio, in provincia di Varese.

Francesca, come è nato il tuo interesse per questo campo di studi?
In tutta sincerità credo sia difficile individuare un momento particolare in cui ho cominciato ad interessarmi al mondo delle relazioni internazionali, della scienza politica o della sociologia. Credo sia stata una presa di consapevolezza graduale, rendersi conto che nell'aprire un giornale lo sguardo volava alla ricerca della pagina “esteri”, oppure più semplicemente la grande passione per il viaggio e l'incontro con culture e visioni differenti che mi ha sempre accompagnata sin da bambina. Non è stato poi per nulla facile tradurre queste inclinazioni abbastanza generiche e per di più non “predominanti” in maniera definitiva (durante gli ultimi mesi delle superiori ero ancora totalmente in crisi riguardo la scelta universitaria, e le opzioni spaziavano da lettere classiche a medicina!) in una scelta che, per forza di cose, avrebbe escluso altre alternative. Ho poi deciso di intraprendere questo percorso ancora avvolta da mille dubbi, ma spinta soprattutto dalla curiosità e dal desiderio di acquisire uno sguardo più critico e consapevole sulla realtà che mi circonda, sulle regole e i meccanismi più o meno visibili che ci guidano e condizionano nella nostra quotidianità, a livello locale così come globale, e devo dire che a questo proposito non potrei mai dirmi pentita della mia scelta.

Durante la triennale sei stata a Dresda, in Germania, col programma Doppia laurea. Puoi parlarci di questa esperienza?
Si è trattato di un'esperienza molto impegnativa sia a livello accademico sia personale, ma che è risultata alla fine senz'altro stimolante e positiva. Il programma Doppia laurea è diverso dall'Erasmus: si devono acquisire 60 crediti formativi e scrivere e discutere la tesi nell'università partner. Nel mio caso ho trascorso all'estero un intero anno accademico. Come studentessa doppia laurea non ero vista come una studentessa di UniTrento all'estero, ma ero considerata proprio come una studentessa tedesca. Ho avuto così anche molte più occasioni di contattare e collaborare con gli studenti del luogo rispetto ad altri miei amici che invece erano a Dresda col Programma Erasmus, e questo mi ha permesso di conoscere più approfonditamente e dall'interno la cultura e la società in cui ho vissuto. Nonostante il primo periodo davvero difficile e travagliato (consiglio generale... studiare benissimo le lingue! È davvero dura seguire per un semestre lezioni di cui si capisce solo il “Buongiorno” iniziale), una volta che si impara a comprendere il nuovo sistema in cui si è inseriti è davvero bello e stimolante confrontarsi con una realtà diversa a quella che si è data per scontata per tanto tempo. E, da non dimenticare, alla fine di un percorso del genere si acquisisce, appunto, una Doppia Laurea: ora io ho un titolo italiano e uno tedesco, il che molto probabilmente risulterà vantaggioso a livello di futuro lavorativo (e lo è già stato per esempio per quanto riguarda richieste di stage o tirocinio).

Sei anche un'allieva del Collegio di Merito “Bernardo Clesio”: come ti trovi?
Il Collegio è davvero parte fondamentale della mia esperienza a Trento. Soprattutto durante la triennale ho vissuto le amicizie costruite all'interno del Clesio come una vera e propria seconda famiglia, un punto di riferimento per condividere momenti di difficoltà o entusiasmi. È molto bello e anche “utile” trovare studenti che vivono insieme o accanto a te e frequentano corsi di studio magari non identici al tuo, ma che proprio per questo possono rappresentare una fonte di arricchimento prezioso e continuo. Anche dalle conferenze organizzate dal Collegio si possono trarre degli spunti davvero interessanti e toccare concretamente quella “interdisciplinarità” di cui spesso si legge o si sente parlare, ed inoltre si può usufruire di occasioni culturali, come spettacoli teatrali, concerti o opere all'Arena di Verona!

Che consiglio vorresti dare ai neo-immatricolati per sfruttare al meglio l'esperienza universitaria in genere?
Non limitarsi al mondo all'interno del proprio Dipartimento, ma cercare di cogliere le tantissime occasioni che anche “l'esterno” può offrire. Volontariato, tirocini, lavoro... un contatto con la realtà che possa da un lato rappresentare un punto di riferimento concreto rispetto a grandi teorie o riflessioni astratte ascoltate in aula, dall'altro un modo diverso per mettersi alla prova e capire meglio i propri interessi, inclinazioni e passioni.

Cosa vorresti fare finita l'università?
Questa è LA domanda! Sinceramente non ho ancora un'idea precisa, e da un certo punto di vista è un problema, nel senso che in un campo come quello delle relazioni internazionali, soprattutto se ci si volesse indirizzare verso un lavoro in organizzazioni governative, è sempre meglio cominciare a “specializzarsi” il prima possibile, scegliere e indirizzare il proprio corso di studi e le esperienze extra (stage, volontariato, lavoro) verso lo scopo che si vuol raggiungere. Però al momento cerco di guardare l'altro lato, ovvero il fatto che davvero molte strade e scelte sono aperte e possibili, dal continuare gli studi con un dottorato a cominciare ad entrare nel mondo del lavoro, magari inizialmente nel campo delle ONG (Organizzazioni Non Governative). Per ora mi dedicherò al mio ultimo anno di laurea magistrale, che trascorrerò all'estero (prima nelle Filippine, poi a Istanbul) e chissà quali nuovi interessi, entusiasmi, idee ed occasioni potranno nascere!

 

Aprire la mente e assumere un ruolo attivo nella società

Marco Valeriointervista a Marco Valerio, laureato in Studi internazionali e ora iscritto alla laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio presso l’Università di Trento ​. Risiede a Ravina, una frazione di Trento.

Marco, perché hai scelto l’area della Sociologia e in particolare Studi internazionali?
Di fronte a questo mondo, sempre più fluido, sfuggevole e globalizzato, sentivo il bisogno di acquisire degli strumenti che mi permettessero di capire la realtà in cui viviamo, come essa ci condiziona e come fosse possibile cercare di migliorarla.

Ho visto che hai dei voti molto alti. Qual è il segreto per avere successo nello studio?
Interesse, anzi, passione. Credo sia fondamentale appassionarsi a quello che si studia, lasciare che libri e lezioni ci "parlino". Se ci si libera da preconcetti e si è pronti ad accogliere gli stimoli quotidiani, l’ambiente universitario arricchisce dal punto di vista culturale e soprattutto umano, e ci si incammina nella direzione giusta.

Quali sono i punti di forza dell’area di studio che hai scelto?
Sicuramente la multidisciplinarietà. Con la duttilità che lo contraddistingue, il nostro corso di studio permette di approfondire ambiti diversi, perché in tutta la realtà si riscontra un’interconnessione con le scienze sociali, la medicina, l’economia. È come se ci venissero fornite lenti diverse con cui vedere il mondo.

Perché investire sulla formazione in tempi di crisi? Cosa consigli ai ragazzi che devono fare ora la loro scelta?
Credo che proseguire gli studi, per chi ha l’interesse e la possibilità di farlo, non possa che rivelarsi la scelta migliore. Dico questo per l’enorme ricchezza interiore che se ne ottiene: studiare significa aprire la propria mente e assumere un ruolo attivo nella società. Consiglio di prendere del tempo per ascoltarsi e capire cosa davvero può appassionare. Per fare bene l’università è necessario farsi coinvolgere da quello che si studia.